La strada

Trovata su Internet e condivisa
Chi ha vissuto l’esperienza scout sa bene di cosa si sta parlando. Chi non ha vissuto l’esperienza scout, non può neanche lontanamente immaginare cosa si è perso
LA STRADA
Devi accettare la fatica e andare. Il primo pezzo è sempre il più duro, lo zaino sembra troppo pesante e ti pare impossibile raggiungere la meta così lontana. Vorresti ribellarti, piantare il tutto e tornare a casa.
Ma, quando il sole tramonta dietro gli ulivi, l’acqua fresca della fontana
finalmente raggiunta ha un sapore di gioia: è il primo dono della strada
a cui non sai ancora dare un nome.
Ma sei così leggero dopo la fatica, ti sembra così bello il prato dove hai piantato la tenda e hai voglia di sorridere.
Sei uscito dalla tua casa sotto il cielo. Cammini ed impari ad accettare la fatica … Impari a lasciarti condurre dalla strada, senza pensare continuamente alla prossima sosta o quando finirà la salita.
Non ti lasci più tentare da tutti i cespugli di more.
Accetti dentro di te di essere sudato e un po’ stanco.
E non vorresti più tornare a casa, perché ormai hai conosciuto la strada,
la sua forza e la sua gentilezza.
Hai goduto la strada: la linea pura delle montagne, il colore dell’erba,
il cielo e il vento.
La strada è bella.
E non ti stupiscono più gli occhi così chiari di quel vecchio pastore che hai incontrato un giorno.
La strada è il luogo di incontro. In casa tua, gli altri erano gli ospiti, suonavano il campanello prima di entrare e si offriva loro il the con i pasticcini.
Sulla strada sono viandanti come te, dividi con loro il pane, l’acqua della borraccia e la cassetta della frutta da portare.
E ti accorgi che il rapporto con gli altri è diverso, molto più semplice e vero.
Luogo dell’incontro. Incontro di quelli che camminano con te e incontro con quelli che hanno la loro casa lungo la strada, una casa di pietra con la porta sempre aperta.
Ogni giorno lo stupore nuovo dell’accoglienza. Non ti chiedono niente, ti offrono la loro legna, il loro fuoco, il tavolo e insistono semplicemente
perché tu accetti.
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RINGRAZIAMENTI

“Salve, sono una lavoratrice che ha subito un infortunio sul lavoro e che è dovuta venire a visita presso la vostra sede nell’ultimo periodo.
In un momento storico in cui tutti sono pronti a criticare e a porre in evidenza ciò che non funziona, ho pensato di scrivere, invece, per mettere in luce gli aspetti positivi ed evidenziare le qualità umane del dott. Cesare Antonio Iacopino, che ha incoraggiato me ed altri pazienti con cui ho avuto modo di confrontarmi in sala d’aspetto, dandoci speranze di guarigione e trattandoci con umanità e professionalità.
Trovo che al giorno d’oggi ci si imbatta raramente in professionisti con le sue qualità, che svolgono il proprio lavoro come una “missione” al servizio del benessere del prossimo.
Cordiali saluti
C. P.”
 
E’ vero, ricevere lo stipendio a fine mese è gratificante, ma si lavora anche per ricevere questi riconoscimenti: quando il paziente, o l’infortunato in questo caso, comprende che la gran parte di noi che lavoriamo in ambito sanitario, medici, infermieri, ausiliari, tecnici di radiologia e/o di laboratorio, senza distinzioni, ci mettiamo tanta passione in quello che giornalmente facciamo.
Anche perchè, se pensassimo solo allo stipendio … stendiamo un pietoso velo che è meglio
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LA GRANDE AMBIZIONE

BERLINGUER – LA GRANDE AMBIZIONE
Visto stasera il film con uno straordinario Elio Germano. Film molto bello. Torno a casa con tanta nostalgia: nostalgia di quegli anni, quelli dell’adolescenza e della formazione politica, delle discussioni con mio padre, socialista convinto, per fortuna non craxiano, che pensava che i comunisti fossero manovrati da Mosca (con Berlinguer si è convinto del contrario), delle discussioni con il mio Assistente Ecclesiastico agli scout, il caro don Mimmo, che trovava contraddittorio il mio essere cristiano e comunista insieme, nostalgia per la passione e l’impegno sociale generale di quegli anni, pieni di ideali, nostalgia per quella classe politica, e non parlo solo del PCI di allora, cui i cosiddetti politici di oggi potrebbero fare solo i lustrascarpe (e forse nemmeno quello). E tanta commozione nel rivedere le immagini del funerale di Berlinguer, quella marea di persone, oltre un milione, che sentì il bisogno di salutarlo un’ultima volta a San Giovanni. Come servirebbe oggi un altro Enrico …
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